A Reggio Calabria la decima edizione dell’Aspromarathon ha assegnato le maglie del Campionato Italiano Marathon e lo ha fatto a modo suo: con il mare davanti e l’Aspromonte alle spalle, con la montagna a far selezione, e lo Stretto a spalancare la scena.
Quella di Reggio è stata una gara dura, spettacolare, decisa tra salite aspromontane, guadi traditori e una discesa finale divertente puntata verso il mare. Una super giornata primaverile in cui la mountain bike ha messo in campo tutto il suo repertorio: fatica, tattica, classe, sfortuna e colpo di scena. Un tracciato di 76 chilometri e 2600 metri di dislivello, numeri importanti, ma non sufficienti a raccontare davvero la gara, perché l’Aspromarathon è stata da sempre una corsa da leggere, da interpretare, da dosare.
Un tracciato capace di mostrare le diverse facce dell’Aspromonte: quella scoperta, esposta al sole e al terreno argilloso, dove la fatica diventa quasi polvere addosso; quella più alta e chiusa, dove il bosco filtra la luce con parsimonia; quella luminosa e velocissima, con la lunga picchiata verso Reggio Calabria e la Sicilia davanti agli occhi; e infine il finale sul lungomare Falcomatà, quel chilometro più bello d’Italia che qui non è soltanto una frase buona per le cartoline, ma un pezzo di identità.
Tra gli uomini la corsa è stata fin dalla prima ora un duello quasi simmetrico: tre Scott Racing Team contro tre Torpado Kenda FSA. Da una parte Andrea Siffredi, Stefano Goria e Davide Foccoli. Dall’altra Fabian Rabensteiner, Jakob Dorigoni e Gioele De Cosmo. Sei nomi pesanti, sei uomini pronti a conquistare una maglia che vale una stagione.
La Scott ha provato a indurire la gara fin dall’inizio. Andrea Siffredi, campione uscente, ha lavorato sulla prima salita. Stefano Goria ha collaborato, consapevole che gli uomini Torpado, soprattutto nel finale, avrebbero avuto dalla loro grande esplosività. Poi sulla salita lunga è arrivato l’attacco di Davide Foccoli, che ha acceso definitivamente la miccia.
In cima alla salita il primo drappello importante era composto da Foccoli, Siffredi e Gioele De Cosmo. Poco distanti, ad una trentina di secondi, Goria, Rabensteiner e Dorigoni, lì in agguato pronti a rientrare. Dopo il GPM, a quota 1400 metri, ancora prima che la discesa diventasse davvero una lama puntata verso Reggio, i gruppi si sono ricompattati.
Una fotografia di gara perfettamente nitida: tre Scott e tre Torpado davanti, tutti con una possibilità concreta di portarsi a casa il Tricolore.
In fondo alla lunga discesa, su uno strappo breve ma velenoso, i tre Torpado hanno preso qualche secondo. Rabensteiner, Dorigoni e De Cosmo, tre uomini fortissimi in salita ma anche quando la strada scende sembravano poter disegnare l'intero podio nazionale, salvo l’imprevisto. Il guado: acqua alta, pietre sotto la superficie, velocità, traiettorie da scegliere in un attimo. Il classico punto che sulla carta sembra un dettaglio e in gara diventa il giudice con la toga bagnata.

L'unico a ripartire, aiutato dal compagno Dorigoni, è De Cosmo.
Il gioco di squadra è anche questo, è correre per se stessi, è correre per i propri compagni.
Riparte De Cosmo, in gran giornata, ma poche curve più avanti, in un tratto semplice di asfalto ghiaioso, cade e si fa male allo scafoide. La giornata non è quella giusta per Lui, ma il Tricolore, siamo certi, un giorno arriverà anche sulle sue spalle e su quelle del suo compagno amico Dorigoni.
L'imprevisto nel frattempo non ha smesso di tirare scherzi e nello stesso guado anche Andrea Siffredi è fermato da una foratura.
I sei uomini che sembravano destinati a contendersi la vittoria sono dimezzati in pochi metri. Un corso d'acqua ha riscritto il corso della gara.
Il sogno, di quelli sognati ma mai raccontati, di una tripletta Torpado svanisce ma Fabian Rabensteiner non lascia cadere il lavoro di squadra, e anzi, lo trasforma in titolo.
Il 35enne altoatesino che non era stato il nome più visibile negli ultimi appuntamenti dimostra di essere un campione vero e di avere, come tutti i grandi campioni, quella capacità un po’ felina: di sparire dal rumore, per poi ricomparire esattamente nel giorno in cui bisogna esserci. I cugini stradisti ricorderanno un certo Oscar Freire. A Reggio Calabria Fabian Rabensteiner si è fatto trovare pronto, correndo da atleta esperto, capace di leggere il pericolo, non sprecare energie e scegliere il momento giusto per aprire il gas.
Dopo il guado si è trovato davanti con Stefano Goria e Davide Foccoli alle sue spalle, con i due della Scott che hanno provato a collaborare per ricucire, ma Fabian nel finale ha continuato ad aumentare il vantaggio. Da una manciata di secondi il margine è diventato man mano più ampio, mezzo minuto, un minuto, fino all’1’19 del traguardo.
A Reggio l’esperienza ha contato quanto le gambe. Forse di più. Se quella di Rabensteiner è la quarta maglia italiana nel palmares, ci sarà un perché.
Alle sue spalle Stefano Goria conquista un secondo posto importante, il miglior risultato personale al Campionato Italiano. Un argento che naturalmente brucia, ma che certifica la sua crescita evidente e la reale convinzione di potersi giocare la vittoria quanto le gare contano.
Terzo posto per Davide Foccoli, anche lui Scott Racing Team, a 1’38. Una medaglia che conferma la forza collettiva della squadra, capace di portare tre uomini nel momento caldo della gara e di animare la corsa fin dalle prime salite. Quarto Nicolas Samparisi, quinto Dario Cherchi.
Da sottolineare anche le prove di Vincenzo Saitta e Emanuele Spica, i due giovani siciliani, in forza alla Rolling Bike, rispettivamente settimo e ottavo assoluti. I due compagni della Rolling Bike, entrati in una top ten nazionale dove figurano solo squadre del nord, dimostrano che anche al sud possono nascere formazioni e atleti di alto livello.
Basta crederci.
Se la gara maschile è stata una partita a scacchi con il guado a rovesciare la scacchiera, quella femminile ha avuto la firma forte e pulita di Claudia Peretti.

Peretti ha imposto la propria legge su un percorso che chiedeva resistenza, testa e capacità di restare sempre dentro la gara. Alle sue spalle è arrivata Mara Fumagalli della KTM Spada Brenta Brakes, seconda a 5’49. Terza Chiara Gualandi della Lee Cougan, staccata di appena 7 dalla seconda posizione. Un finale ravvicinato che ha reso ancora più interessante la lotta per il podio femminile.
Quarta la campionessa uscente Deborah Piana, Fol Racing Team, a 2’20 da Gualandi. Quinta Sandra Mairhofer, in una giornata non semplice per lei.
Per la Rolling Bike e per Roberto Mucciola questa decima edizione dell’Aspromarathon resterà una pietra miliare, un giorno indimenticabile. Non solo perché ha assegnato le maglie più importanti del panorama marathon nazionale, ma perché ha dimostrato, ancora una volta, che il Sud può organizzare eventi di altissimo livello, con percorsi veri, scenari spettacolari e una partecipazione emotiva che gli atleti sentono addosso.
Se Rabensteiner e Peretti hanno vinto sul campo, la Rolling Bike il suo Tricolore lo aveva già conquistato nei giorni precedenti. Organizzare un Campionato Italiano non significa soltanto mettere archi, transenne e cronometri, significa anche saper leggere il territorio quando il territorio cambia umore. Le condizioni meteo dei giorni precedenti avevano azzoppato parte del percorso, costringendo Roberto Mucciola e il suo staff a rimettere mano al tracciato quasi all’ultimo momento. La risposta è stata da organizzazione matura: interventi rapidi, scelte lucide, percorso ridisegnato dove serviva e una gara che, alla fine, si è dimostrata pienamente degna della maglia che assegnava.
Lo ha detto bene anche Gioele De Cosmo, pur dentro una giornata finita nel modo più amaro: al Sud si sente accolto, voluto bene, circondato dal calore della gente. E questa, per una gara, non è una cosa secondaria. È il terreno invisibile su cui cresce tutto il resto.
L’Aspromarathon 2026 ha avuto la durezza dell’Aspromonte, il respiro dello Stretto e il finale luminoso di Reggio Calabria. Ha avuto una discesa che sembrava buttarsi in mare, un guado che ha cambiato il destino della corsa, una squadra dominante che ha rischiato di perdere tutto e un campione che ha saputo salvare la giornata trasformandola in leggenda personale.
Alla fine, Rabensteiner e Peretti hanno riportato il Tricolore sulle stesse spalle di Letojanni, dall’altra parte dello Stretto.
Le previsioni della vigilia sono state ampiamente rispettate, per la rivincita si ritornerà ancora a sud.
Il prossimo italiano si correrà il 19 aprile prossimo a Castro, nel Salento.
Marathon Agonisti 45 classificati
| 1 | RABENSTEINER FABIAN | EL | TORPADO KENDA FSA |
| 2 | GORIA STEFANO | EL | SCOTT RACING TEAM |
| 3 | FOCCOLI DAVIDE | EL | SCOTT RACING TEAM |
| 4 | SAMPARISI NICOLAS | EL | KTM SPADA POWERED BY BRENTA BRAKES |
| 5 | CHERCHI DARIO | EL | LEECOUGAN BASSO FACTORY RACING |
| 6 | SIFFREDI ANDREA | EL | SCOTT RACING TEAM |
| 7 | SAITTA VINCENZO | EL | ROLLING BIKE RACING TEAM |
| 8 | SPICA EMANUELE | EL | ROLLING BIKE RACING TEAM |
| 9 | CANDEAGO ANDREA | EL | METALLURGICA VENETA MTB PRO TEAM |
| 10 | BIAGI LORENZO | UN | BOTTECCHIA FACTORY TEAM |